Archeologia (in) visibile

Museo Egizio di Torino

Archeologia invisibile, Museo Egizio, indagini scientifiche, pigmenti, colorazioni, telemetria, archeometria, spettrografia, luce radente, isotopi, carbonio C14, interdisciplinarietà,Guida Turistica a Torino

Renato Guttuso alla GAM Guttuso Revolutionary Art for the cinquantenario of 68 Guided Tour to the GAM Galleria d'Arte Moderna di Torino Modern Art Museum of Turin Tourist Guide in Turin

Dal 12 marzo al 6 gennaio 2020

Archeologia (In)visibile

Di tutte le opere d’arte noi percepiamo solo una minima parte:

il suo stato attuale.

 

Durata visita guidata: 2 ore.

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Dietro a quanto vediamo c’è tutta una storia, di reperimento dei materiali grezzi, le prime lavorazioni di sbozzatura, di ripensamenti nella esecuzione; ma anche di modifiche successive operate da altri, riuso ed usurpazioni, i restauri e le vicende che ne hanno determinato la conservazione, che sono la sua storia vitale.

Tutto quanto nascosto sotto l’aspetto esteriore attuale viene rivelato, per molti oggetti conservati al Museo Egizio di Torino, nella mostra inaugurata il 12 marzo ed aperta fino al 6 gennaio prossimo.

Una meticolosa opera di recupero di notizie, dati e cognizioni resa possibile grazie all'applicazione delle nuove (e vecchie) tecnologie alla propria disciplina e, in particolare, allo studio dei reperti.

L’insieme delle tecniche adottate per studiare i materiali, i metodi di produzione e la storia costruttiva e conservativa dei reperti spaziano dalla chimica alla fisica, alla radiologia, all’indagine nucleare mediante isotopi provenienti dallo spazio, in una interdisciplinarietà che ne permette una completa conoscenza.

“Archeologia invisibile” è il titolo della nuova mostra temporanea allestita nelle sale dell’ultimo piano del Museo Egizio di Torino che declina l’archeometria per interrogare gli oggetti, che così rivelano di sé elementi e notizie altrimenti inaccessibili.
Un network di istituzioni da tutto il mondo che, tramite le nuove tecnologie, si pone al servizio del passato per rendere visibile ciò che è invisibile.

Esporre dei reperti che raccontino anche la parte nascosta di sé, la storia materiale e quella scientifica, è la mostra realizzata al museo egizio con la collaborazione di 40 istituti scientifici, si chiama appunto Archeologia Invisibile. 

Che l’Archeologia sia ricerca interdisciplinare è noto ma è un concetto che un museo può solo sfiorare, ed il museo egizio lo rende visibile per la prima volta a un tale livello di complessità accoppiando ad ogni oggetto esposto un sorprendente backstage digitale che ne racconta i diversi contenuti. Ogni reperto diventa una porta multimediale attraversata la quale molte altre porte si aprono sulla storia, sul modo in cui è stato realizzato, scavato, investigato, analizzato nei suoi componenti, materiali e strutturali, con le relative tecnologie e gli strumenti che lo hanno permesso.

La postazione con la cassetta del Sovrintendente ai Lavori Kha, ad esempio, spiega i passaggi che hanno permesso di ricostruire il lavoro dell’artigiano che l’ha costruita.

Vi si possono percepire dapprima quelli che sono i gesti pittorici, poi nell’infrarosso vediamo i ripensamenti che ha avuto (perché ha avuto ovviamente anche qualche ripensamento nel fare dei disegni), poi nell’ultravioletto abbiamo scoperto che in realtà aveva usato anche un pennello un po’ sporco anche con altri materiali.

Un viaggio affascinante nel tempo e nello spazio è come quello che – racconta il Direttore Christian Greco - ho iniziato io quando a dodici anni mi sono innamorato della cultura egizia, e penso che questa mostra dia anche l’opportunità di guardare poi gli oggetti del museo con un’altra ottica, e qualcuno si può interrogare e capire quante cose forse non aveva mai visto.

Chiuderà a fine anno, dopo di ché i reperti ritorneranno, muti ed invisibili, al loro passato?

La Presidente Evelina Christillin risponde: assolutamente no, perché noi abbiamo un sito dove è tutto visibile e tutto condivisibile e questa mostra ci auguriamo di esportarla fuori; in questo momento ne abbiamo un’altra che è esposta sia in Cina sia negli Stati Uniti a Washington per cui il nostro futuro è quello di portare le nostre cose fuori da qui e farle conoscere.

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